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Lo scaling secondo l'ECHA

Il termine scaling può essere tradotto in italiano con l’espressione “messa in scala” o “metodo graduato”.

Lo scopo dello scaling è garantire all’utilizzatore a valle (DU) un certo grado di flessibilità durante la verifica della sua conformità all’uso descritto nello scenario d’esposizione. In linea di massima, l’utilizzatore a valle deve conformarsi alle condizioni d’uso indicate nello scenario d’esposizione del suo fornitore. Tuttavia, l’utilizzatore può avvalersi di una scala graduata per verificare se la combinazione di condizioni operative e misure di gestione dei rischi usata gli consente di dimostrare che l’uso proprio è conforme all’uso previsto da uno scenario d’esposizione, anche se non tutti i parametri sono direttamente contemplati dalle condizioni d’uso dello scenario. Il fornitore è tenuto a precisare in che modo le condizioni d’uso che possono essere confrontate con lo scaling influiscono sul rapporto di caratterizzazione del rischio.
A tal fine il fornitore può mettere a disposizione algoritmi che descrivono il rapporto tra una condizione e il rischio oppure specificare quali strumenti di valutazione dell’esposizione potrebbero essere utilizzati.
La messa in scala può essere impiegata soltanto per i parametri indicati dal fornitore e soltanto conformemente ai suoi strumenti di misurazione (algoritmi, strumenti informatici, ecc.).
Il ricorso allo scaling è vietato se:
-   l’adeguamento di un fattore d’esposizione determinante produce vie di esposizione diverse;
-   l’esposizione interessa gruppi bersaglio diversi e/o
-   la durata e la frequenza dell’esposizione cambiano in maniera significativa, dando luogo a
    un’esposizione diversa (per esempio, esposizione acuta rispetto a esposizione cronica).
Per confrontare le proprie condizioni d’uso con le informazioni contenute nello scenario
d’esposizione l’utilizzatore a valle può raccogliere informazioni relative alle sue condizioni operative, alle misure di gestione dei rischi e all’ambiente in cui viene usata la sostanza o il preparato. Tra le fonti di informazione ammissibili si annoverano la documentazione predisposta per ottemperare ad altri obblighi di legge (per esempio, la direttiva sugli agenti chimici, la conformità con i permessi ambientali a norma della direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento), le misurazioni realizzate sul luogo di lavoro e/o i dati relativi al monitoraggio delle emissioni nonché l’esperienza del personale in loco, tra cui tecnici e personale addetto alle vendite. Il grado di approfondimento delle informazioni richieste dipenderà dal numero di dettagli presenti nello scenario d’esposizione.
Spetta al fornitore comunicare gli elementi caratteristici della messa in scala.
Non tutte le discrepanze tra la descrizione delle condizioni d’uso nello scenario d’esposizione e le
prassi dell’utilizzatore devono portare a concludere che l’uso dell’utilizzatore non è contemplato
nello scenario d’esposizione. Se le condizioni operative dell’utilizzatore a valle sono simili a quelle descritte (per esempio, l’utilizzatore si avvale di un processo di filtrazione a membrane anziché all’osmosi inversa per il trattamento delle acque reflue). Se le differenze comportano valori d’esposizione inferiori, l’uso sarà considerato contemplato dallo scenario. Tra i parametri da considerare per stabilire se un valore inferiore rilevato nella prassi dell’utilizzatore rispetto allo scenario d’esposizione si traduca in un’esposizione minore (e quindi se l’uso dell’utilizzatore a valle sia contemplato o meno dallo scenario) si annoverano il quantitativo usato, la frequenza e la durata dell’uso, la temperatura d’esercizio o la pressione d’esercizio. Viceversa, tra i parametri da considerare per stabilire se un valore superiore si traduca in un’esposizione minore si annoverano il volume d’aria nell’ambiente di lavoro o il volume di acqua superficiale ricettiva (maggior diluizione della sostanza).
Lo scaling lineare assume che ci siano relazioni lineari tra i determinanti e il livello di esposizione e quindi l’RCR.
Quando lo scaling lineare si applica, il DU può verificare l’adesione all’ES moltiplicando o dividendo l’RCR con i rapporti tra il valore reale di una OC e il valore prescritto dell’OC nell’ES.
Nei casi in cui una semplice relazione tra determinante e livello di esposizione non può essere usata, il registrante può preparare uno strumento che consenta al DU di verificare il proprio utilizzo. Tale strumento può avere la forma di un algoritmo, semplici tabelle, un foglio excel, un database o uno strumento sul web.
Se le condizioni operative effettive dell’utilizzatore a valle determinano valori di emissione maggiori dal processo rispetto ai valori indicati nello scenario d’esposizione, l’utilizzatore può compensare questa differenza applicando misure di gestione dei rischi più efficaci oppure introducendo volumi di diluizione maggiori.
L’informazione principale relativa alle misure di gestione dei rischi è la loro efficienza: il grado di
riduzione dell’esposizione raggiunto in corrispondenza del bersaglio.
Si può essere certi che le proprie misure di gestione dei rischi sono contemplate dallo scenario
d’esposizione quando tali misure sono altrettanto efficaci, o più efficaci, delle misure previste dallo
scenario.

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